Rocky Marciano, la biografia del più grande

Nome: Rocco Francis Marchegiano
Nazionalità: Stati Uniti
Altezza 178 cm
Peso 83-88 kg
Categoria Pesi massimi
Ritirato 27 aprile 1956

Incontri Totali: 49
Vinti: (KO) 49 (43)
Persi: (KO) 0
Pareggiati: 0

rocky marciano

Rpcky Marciano è ritenuto il miglior pugile di tutti i tempi da molti esperti. È stato l’unico peso massimo della storia a ritirarsi da imbattuto e difendendo il titolo di campione del mondo per ben 6 volte.

In 49 incontri totali, 43 gli ha vinti per KO, e tra queste vittorie, figurano quelle contro avversari del calibro di Roland La Starza, Jersey Joe Walcott e Joe Louis.

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Primi anni di vita

Rocky Marciano, pseudonimo di Rocco Francis Marchegiano, nacque a Brockton il primo Settembre 1943 da una famiglia Italiana trasferitasi negli Stati Uniti qualche anno prima.

Il padre Quirino, proveniva da Ripa Teatina, un paesino in provincia di Chieti, dove gli è stata costruita una statua in suo onore.

La madre invece, di nome Pasqualina, proveniva da San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento.

Oltre a Rocco, i coniugi Marchegiano ebbero altri cinque figli, le tre femmine Alice, Concetta ed Elizabeth e i due maschi Louis e Peter.

A circa un anno di vita, Rocky, contrasse la polmonite e rischiò di morire. Con il tempo riuscì a rafforzare il suo fisico lavorando in cantiere.

Marciano ha frequentato la Brockton High School e giocato a baseball e football, ma è stato tagliato dalla squadra di baseball varsity quando ha violato le regole aderendo a un campionato della chiesa.

Ha abbandonato la scuola nel 10 ° grado e ha iniziato a saltare da un lavoro all’altro, uno dei quali era una posizione di spazzino nel negozio di scarpe di Brockton. 

Nel 1943, Marciano fu arruolato nell’esercito e inviato in Galles, dove trasportò rifornimenti attraverso la Manica fino alla Normandia. Completò il suo servizio nel marzo 1946 a Fort Lewis, Washington.

Ma è proprio in Galles che Rocky scoprì il suo talento per la boxe. Infatti a Cardiff, durante una rissa stese con un potente pugno un australiano.

Fu lo zio a trovargli il suo primo manager.

Nel 1946 inoltre vinse il torneo amatoriale di pugilato dell’esercito e nello stesso anno provò ad entrare nella squadra di baseball dei Chicago Cubs, ma fu scartato al provino.

Il baseball era una sua vecchia passione, ma capì ben presto che sarebbe stata la boxe a poterlo rendere ricco.

Primi incontri

Dopo aver combattuto e vinto nel torneo amatoriale delle forze armate,Marciano disputò il suo primo incontro nel 1947 contro Lee Epperson. Rocky vinse in 3 round.

Nel frattempo Al Weill e Chick Wergeles diventarono i ​​manager di Marciano e Charley Goldman il suo allenatore.

L’allenamento di Rocky prevedeva un minimo di 15 km di corsa giornalieri con delle scarpe zavorrate progettate e realizzate appositamente da un imprenditore di calzature locale ed anche suo ammiratore.

La carriera da professionista

Il 12 luglio 1948 iniziò la sua carriera da professionista battendo Harry Bilizarian.

Vinse i suoi successivi 16 incontri per KO prima della fine del quinto round, 9 di questi finirono addirittura nel primo round.

Durante uno di questi combattimenti, uno speaker non riuscì a pronunciare il cognome Marchegiano. Fu in questo momento che Rocky, su consiglio dei suoi manager, decise di cambiare il nome in Marciano, per renderlo più facilmente pronunciabile.

Costretto a una pausa dell’attività a causa di forti dolori alla schiena, appena tornato Marciano si ritrovò di fronte Carmine Vingo, un italo-americano come lui, ma di differente stazza fisica (era alto 193 cm contro i 180 di Marciano), che aveva alle spalle molti incontri vinti per KO.

Vingo andò giù alla sesta ripresa, ormai privo di conoscenza, e venne portato d’urgenza in ospedale; dopo quella terribile sera non fu più in grado di combattere. Anche se Rocky vinse l’incontro, la fatica gli fece perdere i sensi e fu portato in ospedale, dove rimase per alcuni giorni, anche se non in condizioni gravi come l’avversario. Due incontri li vinse contro il pugile italiano Gino Buonvino, nel 1950 e 1952.

Rocky Marciano vs Joe Louis

Nel suo palmarès figura anche una vittoria per KO all’8a contro uno dei più grandi pugili della storia della boxe, ovvero il “Brown Bomber” Joe Louis, il 26 ottobre 1951 al Madison Square Garden. Louis venne atterrato da un potente montante, seguito da un altrettanto potente gancio.

Tuttavia Louis fu sempre l’idolo di Marciano e dopo l’incontro nacque tra i due un’amicizia sincera, che portò Rocky ad aiutare il vecchio campione caduto in disgrazia dopo il ritiro, sia di salute sia finanziariamente.

Campione del Mondo

Vinse il titolo di campione del mondo il 23 settembre 1952 a Filadelfia, sconfiggendo per KO alla 13ª ripresa il campione del mondo in carica Jersey Joe Walcott, uno dei pesi massimi più forti e tecnicamente più dotati a cavallo tra gli anni ’40 e ’50. Durante l’incontro Marciano venne messo a tappeto da Walcott, ma si rialzò immediatamente.

L’incontro continuò sino al tredicesimo round, quando lo sfidante italoamericano atterrò il campione con un potente diretto, seguito da un gancio al volto, quando Walcott era già fuori gioco, appoggiato alle corde.

La supremazia del bombardiere di Brockton

Difese il titolo per altre 6 volte. Mandò a tappeto tutti i più grandi nomi della boxe di quegli anni da Joe Jersey Walcott, a Roland La Starza, passando per il già citato Joe Louis. In particolare Roland La Starza imbattuto dopo 37 incontri subì la prima sconfitta proprio contro Marciano.

Nel 1953 vi fu una rivincita tra i due, e il match era carico di aspettative. Marciano ancora imbattuto e La Starza con un’unica sconfitta, incassata proprio contro il campione di Brockton Rocky Marciano. L’incontro si svolse praticamente alla pari sino alla sesta ripresa. Dalla settima ripresa in poi però il ritmo di Marciano sembrò aumentare costantemente di intensità, e all’11º round un montante destro spedì La Starza fuori dalle corde.

Quest’ultimo si rialzò subito, ma Marciano continuò a colpirlo senza lasciargli più spazio per alcuna iniziativa. Fu allora che l’arbitro fu costretto a interrompere l’incontro. Anche La Starza, imbattuto sino all’incontro con il campione italoamericano, cedette alla furia di quest’ultimo.

 

La supremazia di Marciano in quegli anni sembrò a questo punto evidente.

Tra i tanti avversari vi fu anche Archie Moore, talentuoso e temuto campione del mondo dei pesi mediomassimi per ben 10 anni, dal 1952 al 1962. Archie Moore era noto per le sue numerose vittorie per KO.

Tuttora infatti detiene il record delle vittorie per knockout, ben 131. Ma anche Moore fu sconfitto per KO da Marciano che difese il titolo per la sesta volta con successo. Il match si tenne il 21 settembre 1955.

Tarchiato, lento, tecnicamente grezzo e dotato di un allungo inferiore alla media dei massimi (170 cm, il minore in assoluto nella storia dei campioni del mondo dei pesi massimi), Marciano riusciva a compensare questi limiti con l’aggressività (talvolta al limite delle regole del ring), la resistenza fisica e, soprattutto, col suo destro terrificante, che gli valse il soprannome di “The Brockton Blockbuster” (Il bombardiere di Brockton) e con il quale mandò al tappeto tutti i suoi avversari, tra cui i maggiori pugili all’epoca. Il suo palmarès è di 49 vittorie di cui 43 per KO, e nessuna sconfitta. Dei 43 KO 20 giunsero entro la terza ripresa.

In virtù di tale carriera è considerato uno dei più grandi pugili di tutti i tempi. Molti esperti lo ritengono il miglior pugile della storia. Il suo record d’imbattibilità di 49 incontri è stato battuto soltanto dal welter Floyd Mayweather, il 26 agosto 2017 contro Conor McGregor, ben 61 anni dopo.

Nel 1962 incominciarono a circolare voci su un presunto ritorno di Marciano sul ring in una sfida contro il campione del mondo Sonny Liston, ma tale incontro non si tenne mai.

 

Vita personale e morte

Marciano incontrò Barbara Cousins, figlia di un sergente di polizia di Brockton in pensione, nella primavera del 1947. Si sposarono il 31 dicembre 1950. Avevano una figlia, Mary Ann, e adottarono un figlio, Rocco Kevin.

Finita la carriera da pugile nel 1961, Marciano intraprese la carriera di commentatore ed arbitro di boxe per diversi anni.

 Il 31 agosto 1969, alla vigilia del suo 46 ° compleanno, Marciano morìin un tragico incidente aereo. Cinque anni dopo, la moglie Barbaramorì di cancro ai polmoni all’età di 46 anni.

Riconoscimenti

  • La International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.
  • La rivista Ring Magazine lo nominò Fighter of the year degli anni 1952, 1954 e 1955.
  • Tre suoi match furono nominati Ring Magazine fight of the year:
    1952 – Rocky Marciano KO 13 Jersey Joe Walcott I
    1953 – Rocky Marciano KO 11 Roland La Starza II
    1954 – Rocky Marciano KO 8 Ezzard Charles II

Curiosità

Monumento in bronzo a Rocky Marciano realizzato dallo scultore Luciano Primavera a Ripa Teatina
È citato in diversi film; in due film della saga di Rocky: Rocky e Rocky V. Nel primo Mickey osserva un manifesto nella casa di Rocky, dicendogli che il suo modo di boxare glielo ricorda; nel secondo in un flashback Mickey afferma di aver avuto in regalo da lui un suo gemello, che donerà a Rocky. In Qualcuno volò sul nido del cuculo da Jack Nicholson, mentre parla delle sue “vittorie”, in Poveri ma belli, in A spasso nel tempo, in Bronx e in Il principe cerca moglie.
Al campione protagonista dell’anime giapponese “Rocky Joe” (Joe Yabuki nell’originale) è stato dato tale nome per il pubblico italiano per avvicinare la potenza del personaggio a quella di Marciano.
Nel 1990 la Pro Loco e i cittadini di Ripa Teatina fecero erigere un monumento in suo onore, e ogni anno un premio in suo onore è assegnato allo sportivo abruzzese dell’anno.

fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocky_Marciano

La leggenda di Rocky Marciano

nicoliniracconta:

Correva l’anno 1947.

Il selezionatore dei Chicago Cubs, squadra professionistica di baseball, seguiva con attenzione il ventiquattrenne catcher dal fisico poderoso venuto al campo per un provino il quale, sino ad allora, si era dedicato al pugilato dilettantistico.

Per due volte era stato sul punto di segnare il suo nome nella lista dei nuovi pro, ma il rilancio in seconda base non lo convinceva…

Alla fine decise di tagliare il ragazzo: avrebbe puntato ancora sui due vecchi titolari.

Quel che il coach non sapeva, era che il ragazzo lanciava corto a causa di un infortunio passeggero subìto sotto le armi, durante il conflitto da poco concluso.

Un altro fatto che l’osservatore ignorava, cosa per cui tutti noi gliene siamo grati, era che quel tozzo e nerboruto ragazzone sarebbe divenuto una delle più grandi stelle del pugilato statunitense, mondiale e dello sport intero.

Il suo nome di matrice italica sarebbe passato ai posteri con tre numeri inseriti tra parentesi: 49-0-0. Quarantanove incontri vinti, zero sconfitte, zero pareggi. Unico campione dei massimi della storia a ritirarsi imbattuto.

Rocco Frances Marchegiano, alla storia passato come Rocky Marciano, nacque l’1 settembre 1923 a Brockton in Massachusetts, una cittadina costiera che ventuno anni più tardi avrebbe dato i natali pure ad un’altra leggenda del ring, Marvin Hagler.

Sotto il metro e ottanta, dal peso di soli ottantatré chilogrammi e con l’allungo più breve nella storia dei campioni dei pesi massimi nel pugilato moderno, Rocky compensava con una combattività senza precedenti, due corte gambe che avrebbero potuto sostenere una quercia abbattuta ed una voglia di vincere impareggiabile.

Tutte cose che, a distanza di anni e chilometri, fanno gonfiare il petto ad ogni italiano nel mondo.
Nel suo gancio destro, potente ed efficace quanto una scure d’acciaio temprato, c’era tutta la voglia di rivincita della classe operaia emigrata dall’Italia, onesta e laboriosa la quale, in fuga da un paese ancora privo d’opportunità, trovava razzismo e ostilità nella propria strada per la sopravvivenza in America.

Il ritorno di Marciano al pugilato, dopo la disillusione del baseball, segnò un inarrestabile inanellarsi di vittorie: i primi sedici incontri finirono tutti per knock-out. Il diciassettesimo, contro Don Mogard, fu comunque una limpida decisione unanime.

Poi ancora KO che spalancarono le porte del Madison al grande combattente italo-americano. La stampa non lo amava, prediligendo i pugili più tecnici; a Marciano la cosa non interessava, perché lui continuava a vincere.

Incontrò un Joe Louis ormai trentasettenne, quello che secondo la mia modesta opinione è il più grande massimo della storia, e lo abbatté all’ottava ripresa.

Arrivò la grande chance mondiale, contro un fortissimo Jersey Joe Walcott, pur se quarantenne.
In uno degli incontri più emozionanti della storia del pugilato, il vecchio leone nero dovette cedere la cintura al tredicesimo round.

Rocky Marciano la indossò, per non lasciarla più.
La difese per due volte contro lo straordinario Ezzard Charles, allo Yankee Stadium di New York, dove in gioventù Marciano avrebbe voluto giocare a baseball.
Infine la difese per l’ultima occasione contro la “Vecchia Mangusta” Archie Moore, in una serata in cui pure lui incappò in un atterramento, alla seconda ripresa; la forza interiore di Rocco Marcheggiano da Ripa Teatina, però, andava oltre qualsiasi ostacolo.

Moore, un grandissimo del nostro sport, dovette soccombere alla furia assassina, ai corti ganci, alle ossa dure come mattoni di Marciano.

Rocky concluse la sua carriera quella sera; si ritirò da eroe e gli Stati Uniti lo trattarono come tale per gli anni che gli rimasero. Che, purtroppo, furono pochi.

Il 31 agosto del 1969, Rocky viaggiava con Frankie Farrell, ventottenne figlio di Lew Farrell, amico d’infanzia del campione di Brockton.

Da Chicago in rotta per Des Moines, Iowa, dove Marciano era atteso da festeggiamenti a sorpresa per il suo quarantaseiesimo compleanno, il volo doveva proseguire, il giorno seguente, per Miami, dove vivevano i familiari.

Il pilota, il trentasettenne Glenn Belz, non aveva l’esperienza necessaria per il volo strumentale.

Caduto in una depressione temporalesca, tentò un atterraggio di fortuna a Newton, sempre in Iowa.

La testimone oculare, Coleen Swarts, vide l’aeromobile andare in stallo e precipitare.
I tre occupanti morirono all’istante.

Negli ultimi, pochi secondi di vita, l’uomo che aveva combattuto e vinto ogni battaglia, nelle fangose trincee d’Europa e sui ring più importanti degli States, tornava alla fragile esistenza dei comuni mortali, condizione cui lui, uomo di grande fede, era preparato.

Nello schianto con le colline, in uno scenario reso apocalittico da fulmini e tempesta, il tempo rallentò, gli attimi divennero anni e, oltre i lampi al finestrino, con la rassegnazione per il destino che si andava compiendo, forse Marciano fece in tempo a rivedere i suoi grandi avversari.

Jersey Joe Walcott, Archie Moore, Roland LaStarza, Ezzy Charles…
…ed il suo idolo di gioventù, Joe Louis, battuto nel 1951, cui Rocky si era rivolto negli spogliatoi con un semplice: “I’m sorry, Joe”.
I figli, la madre, gli amici…

Poi lo schianto, a zittire tutto, ma non la pioggia battente e le fronde mosse dal vento, per quell’indifferenza tipica della natura a quanto la circonda.
Pure alle tragedie.
Pure alla caduta degli Dei.

fonte: http://www.nicoliniracconta.com/2018/08/31/la-leggenda-di-rocky-marciano/

I libri su Rocky Marciano