Primo Carnera

Nazionalità: Italiaprimo carnera
Altezza: 197 cm
Peso: 107-128 kg
Categoria: Pesi massimi
Ritirato: 12 maggio 1946

Incontri Totali: 103
Vinti (KO): 89 (76)
Persi (KO): 10 (5)
Pareggiati: 4

Titoli:
1933-1934 Titolo mondiale Massimi
1933-1935 Titolo europeo Massimi
1933-1935 Titolo italiano (ad honorem) Massimi

 

Primo Carnera, “La montagna che cammina”, è stato il primo pugile Italiano a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi nel 1933.

È da molti definito il più grande pugile Italiano di sempre, come afferma anche un altro grande pugile di casa nostra, ovvero Nino Benvenuti.

Dall’Italia alla Francia, dalla Francia agli Stati Uniti fino ad arrivare in Giappone, per poi tornare nuovamente in patria. La storia di Carnera è ricca di particolari e racconta perfettamente uno spaccato dell’Italia della prima metà del novecento.

Primi anni di vita

Primo Carnera nasce a Sequals, in Friuli, il 25 ottobre 1906 in una famiglia povera. Il padre era un musicista emigrato in Germania e la madre una casalinga.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale però, il padre dovette partire per il fronte e la madre dovette occuparsi del sostentamento della famiglia. Ben presto dovette vendersi la fede nunziale e Primo con i suoi fratelli furono costretti a mendicare.

All’età di 12 anni Primo Carnera aveva già la statura ed il peso di un adulto, questo non gli consentiva di trovare facilmente dei vestiti adatti, specialmente le scarpe e quindi era costretto spesso a camminare scalzo.

Dall’Italia alla Francia

Data la povertà in cui versava la famiglia, Primo emigrò dagli zii in Francia ancora adolescente.

Qui trovò lavoro come carpentiere, e seppur era un lavoro duro, gli consentì di avere quasi sempre del cibo a pranzo e cena. Inoltre il duro lavoro lo rese ancora più robusto, e data la sua altezza di circa 197 cm, lo rendevano un gigante rispetto a tutti gli altri.

L’avventura nel circo

Carnera risiedeva a LeMans, ed un giorno andò a vedere un circo che era approdato in città.

Qui fu subito notato dal proprietario del circo, che impressionato dalla sua imponente mole lo ingaggiò come fenomeno da baraccone.

In giro per la Francia, la sua popolarità da Gigante forzuto accresceva sempre di più, fino ad arrivare al suo apice, quando un ragazzo gli sferrò un pugno allo stomaco e Carnera infuriato da tale violenza gratuita lo strinse al collo fino a farlo svenire.

A questo punto 4 amici del ragazzo accerchiarono Primo Carnera ma furono tutti quanti stesi dal gigante del Friuli.

Questo evento ebbe molto risalto e sia Primo che il suo circo aumentarono la loro fama incrementando anche gli introiti.

Il proprietario del circo allora, ideò un nuovo format, metteva in Palio dei soldi per chiunque fosse riuscito a battere Primo.

Naturalmente nessuno ci riuscì.

L’incontro con la Boxe

Un giorno il circo fece tappa ad Arcachon. Qui, tra la folla che assisteva alle lotte di Carnera, c’era anche Paul Journée.

L’ex campione francese dei pesi massimi notò l’abilità dell’eccezionale lottatore. Vide in lui le potenziali capacità di un pugile, che solo allenandosi avrebbe potuto valorizzare le proprie doti.

Per Carnera però abbandonare il circo avrebbe significato un ritorno alla povertà, e quindi inizialmente preferì lasciar cadere la proposta.

Solo in seguito trovò una soluzione: si sarebbe sostentato riprendendo il suo primo mestiere, e nel frattempo si sarebbe allenato nella palestra di Journée.

I primi incontri

Grazie agli allenamenti di Journee, Primo Carnera riuscì a vincere i suoi primi incontri, ma la sua tecnica non ancora sopraffina, gli valse molte critiche.

Nel 1928 vinse il suo primo incontro a Parigi contro Leon Sebilo.

Dopo altri due match, Carnera rientrò in Italia, con passaporto francese, per incontrare il brasiliano Epifanio Islas, a Milano.

Il pugile di Sequals apparve ancora lento e maldestro ma riuscì ad aggiudicarsi l’incontro ai punti. I giornalisti italiani, tuttavia, sostennero che il match fosse truccato e definirono Carnera “torre di gorgonzola”, pensando che non avesse tante possibilità di diventare un vero pugile.

La prima sconfitta la subì contro il tedesco Franz Diener, per squalifica alla prima ripresa.

Dopo altri 8 incontri vinti consecutivamente, Primo Carnera ebbe la meglio contro lo Statunitense Young Stribling, il quale fu squalificato per aver colpito Primo sotto la cintura.

Dopo solo venti giorni, però, ci fu la rivincita e questa volta ad essere squalificato fu Carnera, per aver colpito l’avversario dopo il suono della campana.

In Europa Primo Carnera, collezzionò 16 vittorie, di cui 14 prima del limite e 2 sconfitte.

Dall’Europa agli Stati Uniti

Il 31 dicembre del 1929, Primo Carnera arrivò negli Stati Uniti e fu ben presto soprannominato “La montagna che cammina lentamente”.

In realtà il soprannome è dovuto al suo manager, che era lo stesso dei tempi Europei.

Primo Carnera era si una montagna, un colosso di muscoli, ma aveva un animo nobile ed a tratti ingenuo.

Questa sua caratteristica permise al suo manager di approfittarsi di lui, e ad insaputa di Carnera truccò molti match per farlo vincere.

Tuttavia gran parti delle sue vittorie sono dovute solo a lui e non ai magheggi del suo manager.

Alcuni incontri palesemente pilotati furono ad esempio, quello contro del suo debutto, il 16 gennaio 1930 a New York, l’avversario Big Boy Peterson andò al tappeto al primo pugno incassato e poi per altre tre volte, prima di essere dichiarato fuori combattimento alla prima ripresa.

Nel secondo incontro, disputato sette giorni dopo, a Chicago, il suo avversario Elzear Rioux andò al tappeto ben sei volte in una sola ripresa, tanto che la Commissione pugilistica lo multò di 1000 dollari e gli revocò la licenza.

Il 7 ottobre del 1930 “La montagna che cammina” subì la sua prima sconfitta contro Jim Maloney, ai punti in dieci riprese.

Dopo la sconfitta, tornò in Europa, a Barcellona, per conquistare il titolo Europeo contro  Paulino Uzcudun.

Dopo molti altri incontri chiuse il 1930 con 25 vittorie ed una sconfitta.

La stagione successiva incominciò con la rivincita contro Jim Maloney che Carnera sconfisse ai punti in 10 riprese.

Il 1931 si concluse con 10 incontri di cui 9 vinti ed uno perso ai punti contro  Jack Sharkey.

Nell’anno successivo Carnera vinse 23 dei 25 incontri disputati. Il 1932 fu anche l’anno in cui Carnera capì di essere stato truffato dal suo manager che si intascava gran parte del suo guadagno.

Deluso ed amareggiato tornò in Italia.

Qui conobbe Luigi Soresi che diventò il suo nuovo manager e lo fece designare come sfidante per il titolo mondiale negli Stati Uniti.

Tuttavia, Jack Sharkey, che era diventato il campione del mondo, impose che il suo sfidante sarebbe dovuto essere il vincitore tra Primo Carnera e Ernie Schaaf.

L’incontro tra Carnera e Ernie Schaaf avvenne il 10 febbraio del 1933. Al 13º round, Schaaf fu messo al tappeto due volte e, la seconda volta, non si rialzò più. Trasportato privo di conoscenza all’ospedale, morì il 14 febbraio, ufficialmente, per emorragia cerebrale.

Il motivo della morte di Schaaf fu dovuta al suo precedente incontro con Max Baer, in cui subì un grave trauma cerebrale.

Carnera però affranto dai rimorsi decise in un primo momento di ritirarsi dalla Boxe, ma grazie agli amici e alla madre dello stesso Schaaf trovò il coraggio di riniziare gli allenamenti per prepararsi a conquistare il titolo mondiale.

Il titolo mondiale

Jack Sharkey, di Boston, era di origine lituana (il suo vero nome era Joseph Paul Zukauskas); aveva conquistato il titolo mondiale dei pesi massimi il 21 giugno 1932 nella rivincita con il tedesco Max Schmeling, per un controverso verdetto ai punti. Prima di mettere in palio il titolo con Carnera aveva un record di 35 vittorie, 8 sconfitte e due pari, contro le 74 vittorie e 6 sconfitte dello sfidante.

Il 29 giugno 1933, i due pugili si sfidarono al Madison Square Garden Bowl di New York, a Long Island, di fronte a 40 000 spettatori. Al peso, Carnera accusò 118 kg; il campione in carica 91.

Già nel primo round, Carnera atterrò l’avversario, che si rialzò immediatamente, evitando il conteggio. L’incontro proseguì abbastanza equilibrato per altre cinque riprese. Al sesto round Carnera atterrò una prima volta il Campione del Mondo, che si rialzò e fu contato dall’arbitro.

Subito dopo il pugile italiano colpì in pieno volto Jack Sharkey con un montante destro, mandandolo KO e conquistando la cintura di Campione del mondo dei pesi massimi.

Carnera era diventato il primo italiano campione mondiale di pugilato. Dopo l’incontro, il pugile scrisse due telegrammi di ringraziamento: il primo era indirizzato alla madre e il secondo al Duce.

Eroe Italiano

In Italia, Primo Carnera fu preso come esempio dell’Italiano ideale. Mussolini lo arruolò per motivi di propaganda, come milite (Camicia Nera) della 55ª Legione Alpina “Friulana” di Gemona.

il 22 ottobre 1933, a Roma, Carnera mise in palio il titolo mondiale contro il Campione d’Europa in carica, lo spagnolo Paulino Uzcudun.

il match, pertanto, prevedeva l’aggiudicazione di entrambe le cinture dei pesi massimi. Nella cornice di Piazza di Siena, in Roma, Primo Carnera combatté di fronte a 60.000 spettatori, alla presenza di Benito Mussolini, esibendo una camicia nera sotto all’accappatoio, al fine di esprimere la propria vicinanza al regime fascista.

Il match risultò abbastanza monotono agli occhi degli spettatori, che attendevano una vittoria per fuori combattimento del pugile di casa.

Nonostante Carnera avesse attaccato per tutto l’incontro, infatti, non riuscì ad atterrare nemmeno una volta l’indomabile avversario che, però, prima di allora, non aveva mai perso prima del limite.

Il match, comunque, si concluse con una netta vittoria ai punti per il Campione del Mondo che conquistò, così, anche il titolo europeo.

Il primo marzo del 1934 Carnera tornò negli Stati Uniti e mise in palio la cintura di campione del mondo contro Tommy Loughran.

Carnera vinse ai punti e conservò la cintura.

La perdita del titolo

Il prescelto per il successivo match fu Max Baer, otto centimetri più basso di Carnera ma con un notevole allungo (206 cm), in rapporto all’altezza, anche se comunque inferiore ai 216 cm dell’italiano. Oltre a Ernie Shaaf, Baer aveva sconfitto un anno prima l’ex campione del mondo Max Schmeling per ko tecnico alla decima ripresa.

L’incontro fu allestito il 14 giugno 1934, al Madison Square Garden Bowl di New York, di fronte a 56.000 spettatori[25]. Il pugile italiano salì sul ring nonostante l’arresto del suo manager nell’imminenza del combattimento.

L’andamento del match e, soprattutto, il numero degli atterramenti subiti da Carnera è di difficile decifrazione, alla luce dei canoni della boxe attuale.

Ciò in quanto l’arbitro non effettuò mai alcun conteggio e, all’epoca, non esisteva la regola di decretare automaticamente il ko tecnico dopo tre knockdown subiti nello stesso round. Inoltre, non sembra che sia stata sempre rispettata o applicata in modo corretto la regola di allontanare verso l’angolo neutrale l’autore degli atterramenti.

Il giornalista Nat Fleischer ha contato tre atterramenti subiti da Carnera nel primo round e altrettanti al secondo. Dal filmato cinematografico, tuttavia, si evince che solo due volte l’arbitro abbia fermato l’incontro alla prima ripresa, indicando a Baer l’angolo neutrale; mentre che al secondo round Carnera, nel cadere al tappeto, abbia in tutti i casi trascinato a terra con sé lo sfidante e che i pugili si siano immediatamente rialzati, senza che l’arbitro abbia mai interrotto il match.

L’episodio decisivo, comunque, si era già avuto dopo due minuti e dieci secondi circa dall’inizio del match, quando Baer aveva colpito il detentore del titolo con un terribile colpo in pieno volto, mandandolo al tappeto per la prima volta e in maniera indiscutibile.

Nel cadere, Carnera si procurò una slogatura alla caviglia (che poi si rivelò essere una frattura) che lo condizionò per il prosieguo del match. Le riprese centrali, caratterizzate da atteggiamenti irrisori dello sfidante – prefiguranti gli analoghi atteggiamenti di Muhammad Ali negli anni sessanta e settanta – ebbero un andamento più equilibrato: lo stesso Fleischer attribuisce a Carnera ben tre riprese, fra la terza e l’ottava.

Con il prosieguo dell’incontro, tuttavia, il Campione del Mondo cominciò a zoppicare sempre più vistosamente, tanto che subì un altro indiscusso knockdown alla nona ripresa, tre nella decima (di cui uno nell’imminenza del suono del gong) e due all’undicesima.

Il pugile italiano riuscì sempre a rialzarsi ma, dopo due minuti e 16 secondi dall’inizio dell’11º round, l’arbitro non poté che constatare la sua impossibilità a proseguire e decretare Max Baer vincitore per ko tecnico e nuovo Campione mondiale dei pesi massimi.

Dopo questo match, Primo Carnera rimase in convalescenza per due mesi, con una gamba ingessata. Lo andarono a trovare i soli amici e parenti e il suo avversario Max Baer.

In seguito girò anche numerosi film, tra cui L’idolo delle donne, in cui Carnera e Max Baer interpretavano loro stessi.

La sconfitta con Joe Louis

Primo Carnera salì nuovamente sul ring sei mesi dopo, nel corso di una tournée sudamericana. Il 1º dicembre 1934, ad Avellaneda di Buenos Aires, pose fine alla carriera dell’italo-argentino Victorio Campolo, che era addirittura più alto di lui ma con un allungo inferiore. La vittoria fu decretata ai punti in dodici riprese, di fronte a una folla di 30.000 spettatori.

Il 13 gennaio 1935, a San Paolo del Brasile, mise KO alla settima ripresa l’americano Paul Harris e anche in questo caso il suo avversario si ritirò dalla boxe.

Nove giorni dopo, sempre a San Paolo, anche l’estone Erwin Klausner fu messo KO dall’ex campione del Mondo, alla sesta ripresa. Nel frattempo, Carnera fu dichiarato decaduto dal titolo di campione europeo e di campione italiano, per non averli difesi nei termini previsti.
Rientrato negli Stati Uniti, il 15 marzo 1935 tornò a calcare il tappeto del Madison Square Garden di New York, contro Ray Impelletiere, un altro pugile più alto.

Alla nona ripresa l’arbitro Jack Dempsey fermò l’incontro per KO tecnico mentre il manager dell’avversario dell’italiano – secondo l’Associated Press – si era precipitato sul ring per salvare il suo pugile da una più dura punizione.

Tali lusinghieri risultati, convinsero Carnera che poteva rientrare nel grande giro mondiale e decise di combattere contro l’astro nascente Joe Louis.

Purtroppo per lui, la scelta non fu felice: di otto anni più giovane, Louis si sarebbe rivelato, col tempo, uno dei più grandi pugili di tutti i tempi. L’incontro si tenne il 15 luglio 1935, allo Yankee Stadium di New York, di fronte a una folla di 60.000 spettatori.

Fu un match bollente, pieno di cori di tifosi dell’afroamericano, di agenti della sicurezza e di tecnici. Al sesto round, però, Louis atterrò per tre volte l’ex campione del Mondo e l’incontro fu interrotto per Ko tecnico, dopo 2 minuti e 23 secondi dall’inizio della ripresa.

Ultimi incontri

Ancora ventinovenne, Carnera proseguì nella carriera pugilistica anche dopo la sconfitta con Louis. Ottenne quattro vittorie consecutive e poi incontrò il pugile di colore Leroy Haynes, dal quale fu sconfitto due volte per ko tecnico, il 16 marzo e il 27 maggio 1936, rispettivamente alla terza e alla nona ripresa.

Successivamente, fu costretto a letto a causa di una trombosi. Cominciò a pensare che fosse il momento per ritirarsi definitivamente, ma prolungò ancora la carriera di pugile, rifiutando la proposta di Jack Curley di dedicarsi al catch.

Dopo quasi diciotto mesi di inattività, tornò sul ring il 18 novembre 1937 a Parigi contro Albert Di Meglio, da cui fu sconfitto ai punti in dieci riprese. Il 4 dicembre dello stesso anno, a Budapest, incontrò Joseph Zupan. Boxrec riporta una vittoria di Carnera per KO alla seconda ripresa, così come Box-Sport, 14 dicembre 1937, p. 9 e il giornale viennese Sport Tagblatt.

In talune liste degli incontri di Carnera, tuttavia, tale risultato appare ribaltato. Fu l’ultimo incontro del pugile friulano, prima della II Guerra mondiale. Gli venne, infatti, diagnosticato il diabete e gli fu tolto un rene. Il 13 marzo 1939 si sposò con Pina Kovacic. Dal loro amore nacquero due figli: Umberto e Giovanna Maria.

Dopo la caduta del regime fascista, Carnera ritornò in patria, accolto dalle accuse dei partigiani che lo volevano giustiziare, accusandolo di essere stato un collaboratore di Mussolini; si salvò solo grazie all’intervento del Comandante Tom Leonardo Picco, Capo di Stato Maggiore del “Gruppo Sud” delle Brigate Osoppo.

Il 22 luglio 1945, a trentanove anni, il “gigante di Sequals” tornò sul ring, allestito nello stadio di Udine, per combattere vittoriosamente contro il francese Michel Blevens, che fu sconfitto per KO alla terza ripresa. Due mesi dopo, a Trieste, mise ko alla prima ripresa anche l’americano Sam Gardner.

Gli ultimi tre incontri li combatté contro l’ex campione europeo dei pesi mediomassimi Luigi Musina. Il primo match ritardò, a causa della folla che voleva entrare anche senza biglietto. Carnera, quindi, si intrattenne in un bar, bevendo alcoolici con i suoi ammiratori. Quando l’incontro ebbe inizio, fu atterrato tre volte dal suo avversario e sconfitto per ko tecnico al 7º round. Gli altri due incontri, combattuti nel 1946 a quarant’anni, li perse ai punti.

Carriera nella lotta libera

Dopo aver collezionato 70 vittorie per ko nel pugilato, Carnera tornò a fare il lottatore.

Stavolta, non come fenomeno da baraccone, ma come wrestler. Già nel 1941 Jack Curley gli aveva proposto questa alternativa, ma allora aveva rifiutato. Solo nel 1946, si rese conto che quello era l’unico modo per restare sul ring. Il 20 agosto 1946, a Wilmington, in California, debuttò contro Jules Strongbow, vincendo.

Il 4 ottobre, ad Atlanta combatté con Cheif Saunooke[34], il quale fu messo al tappeto. Dopo una settimana, sempre per la Georgia Championship Wrestling, promotion della NWA (National Wrestling Alliance), lottò contro Jules Strongbow, prevalendo ancora una volta. Il 24 marzo 1947 lottò contro George Macricostas, e poi contro Babe Sharkey, vincendo tutti e due gli incontri.

Carnera riacquistò la sua popolarità, soprattutto dopo aver vinto l’incontro con uno dei maggiori esperti di wrestling di quel periodo, Ed “Strangler” Lewis (2 e 7 dicembre 1947)[34]. Il ’48 iniziò con il ritorno alla GCW, sconfiggendo Roland Kirchmeyer (2 gennaio) e successivamente anche Pete Managoff (7 gennaio).

Anche nel wrestling Carnera divenne, quindi, uno dei campioni più temuti. Neanche Kola Kwariani, riuscì ad abbatterlo[34]. Il 3 maggio 1948, combatté per il titolo mondiale dei pesi massimi della National Wrestling Alliance (NWA) contro Lou Thesz, uno dei più grandi wrestler di tutti i tempi, ma fu sconfitto.

Il 20 aprile 1949, a New York City, Carnera fu sconfitto anche dall’italo-argentino Antonino Rocca[34]. Il 20 dicembre 1950, formò un tag team con Sandor Szabo e sostenne un combattimento valido per il titolo mondiale a coppie, sempre della NWA, contro i fratelli Mike e Ben Sharpe ma con esito negativo.

Il 20 aprile 1951, Max Baer gli arbitrò un vittorioso match contro Joe Stalin[34]. Questo incontro fu molto seguito per la presenza, appunto, di Baer, che gli aveva tolto il titolo; erano in molti a pensare che Carnera non avrebbe resistito alla tentazione di sfidarlo nuovamente.

A dicembre prevalse su Red Menace[34]. Il 18 dicembre 1952, a quarantasei anni, sfidò nuovamente Lou Thesz per il titolo mondiale NWA ma fu sconfitto di nuovo.

Nel 1953 la famiglia Carnera ottenne la cittadinanza statunitense. Questo eliminò ogni ostacolo nell’interpretare qualche ruolo cinematografico.

In tutto, girerà quindici film, tra cui Ercole e la regina di Lidia, Il tallone di Achille ed altri ancora; in più una tournée con Renato Rascel (il comico conosciuto con il soprannome di il piccoletto). Carnera aprì anche un ristorante e un negozio di liquori.

Il 21 novembre 1956, a cinquant’anni, Carnera conquistò finalmente una corona anche nel wrestling, e cioè il titolo della WWA Los Angeles International Television, in tag team con Bobo Brazil.

Nemmeno due mesi dopo, Carnera reclamò nuovamente di combattere per il titolo mondiale individuale; gli fu allestito un match a Melbourne, il 18 febbraio 1957, contro l’idolo locale, l’australiano nato in Ungheria Emile Czaja, detto King Kong, alto 183 cm ma pesante ben 182 chilogrammi. L’incontro finì con un verdetto di no contest.

Sempre nel 1957 si tenne il match esibizione di wrestling contro Max Baer che fu dichiarato in pareggio.

Tra il 1961 e il 1962, ad oltre cinquantacinque anni, sostenne, per la Worldwide Wrestling Associates (WWA), ben sei combattimenti validi per il titolo contro Freddie Blassie ma tutti con esito negativo.

Disputò l’ultimo combattimento il 25 ottobre 1963, a cinquantasette anni, a Bakersfield, California, contro “The Destroyer”.

La malattia e la morte

Successivamente iniziò a dedicarsi di più al cinema, anche perché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Carnera si ammalò di cirrosi epatica e quando comprese che gli restava poco da vivere fece ritorno in Italia.

Nel maggio del 1967 tornò a Sequals, a godersi i suoi affetti. Il “Gigante Buono” morì nel 34º anniversario dalla conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, cioè il 29 giugno 1967.

Le sue qualità, la sua forza, la sua vita sono rimaste per sempre impresse nel mondo della boxe, della storia e hanno fatto di lui un mito internazionale.

Carnera è stato sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Sequals.

Onorificenze:

Medaglia d’Oro al Valore Atletico – nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia d’Oro al Valore Atletico «Per la vittoria nel Campionato del Mondo di pugilato professionisti nella categoria dei pesi massimi»
— New York, 29 giugno 1933 Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
– nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
— Cascais, 9 giugno 1967. Di iniziativa di Umberto II di Savoia[44]

Riconoscimenti:

Encomio solenne del Comando Generale della Milizia nel 1930
Pugile dell’anno della rivista Ring Magazine nel 1933
Ring Magazine upsets of the year nel 1933
Medaglia d’oro del Comune di Sequals nel 1967
Inserito nella Sports Hall of Fame di Chicago nel 1977
Inserito nella World Boxing Hall of Fame nel 1991
Inserito nella Italian American Sports Hall of Fame
Nel maggio 2015, una targa dedicata a Carnera fu inserita nella Walk of Fame dello sport italiano al parco olimpico del Foro Italico a Roma, riservata agli ex-atleti italiani che si sono distinti in campo internazionale.